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Novembre 2000

U2 - All that you can't leave behind (16Kb)

  U2 - ALL THAT YOU CAN'T 
  LEAVE BEHIND

  1. Beautiful Day
  2. Stuck in a moment you can't get out of
  3. Elevation
  4. Walk on
  5. Kite
  6. In a little while
  7. Wild Honey
  8. Peace on Earth
  9. When I look at the world
10. New York
11. Grace

Con trepidazione attendevo l'uscita di questo nuovo disco degli U2. Sentivo dire in giro che si trattava di un ritorno alle origini, dopo aver abbandonato il rumore sconnesso di Zooropa e Pop. E le premesse c'erano tutte: il singolo, Beautiful Day era una piccola scarica di potente energia, riemergevano i suoni della chitarra di The Edge e la melodia era pulita e orecchiabile. Buone basi per un ritorno al rock.

Dopo averlo ascoltato parecchie volte, purtroppo, la delusione regna sovrana. Non è un brutto disco, è confezionato bene e la musica scorre abbastanza piacevolmente. Ma è una musica melensa, ricolma di zuccheri e ritornelli da gruppetto di giovani popstar. Pensare che gli U2 non siano più in grado di ritrovarsi dopo capolavori del calibro di The Joshua Tree, rattle and Hum e Achtung Baby lascia davvero con l'amaro in bocca.

Già dalla seconda canzone si riesce ad avere un'idea piuttosto chiara di questi nuovi U2 marcatamente pop versione Boyzone. Canzoncina su modello gospel, orecchiabile, con ritornello tristemente zuccheroso e banale. Con Elevation si ha un breve sussulto, la musica sembra riandare ad Achtung Baby, il ritmo è irresistibile, danzereccio, condito da parole con rime accattivanti (At the corner of your lips, as the orbit of your hips). La melodia torna lirica e struggente in Walk on e, soprattutto, Kite, forse, dopo Beautiful Day, la più bella canzone del disco. La voce di Bono è realmente meravigliosa e tocca livelli di grande interpretazione e si tornano a sentire, finalmente, brevi sprazzi di assoli di chitarra.
Con un blueseggiante arpeggio di chitarra inizia In a Little While, molto orecchiabile, con la voce di Bono sempre più roca e acuta, quasi gracchiante. Il sogno e la speranza si infrangono presto, con l'arrivo di Wild Honey, dal ritmo quasi country, con una melodia insulsa e delle parole piene di melassa (In the days when we were swinging from the trees I was a monkey stealing honey from a swarm of bees). Agghiacciante. L'invito alla sonnolenza è evidente con la canzoncina da oratorio Piece on Earth (ma dove sono finiti gli U2 di Sunday Bloody Sunday e Please ???). Si rinsavisce leggermente con When I look at the world, con sonorità più cariche e meno dolciastre, ma subito dopo New york mi lascia assolutamente indifferente, senza regalarmi grandi emozioni. 
La quasi ninna nanna Grace, infine, ci manda tutti a letto a sognare dischi migliori ... Speriamo !!

Votazione: StarStarStar


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